Come mi sento quando racconto una storia

11 luglio 2016/Senza categoria

Questa volta tocca a me. Che significato hanno le storie per me che le scrivo, le cerco e le fiuto con l’ardore di un’amante, le studio, le lego le une alle altre in percorsi possibilmente inediti, le racconto nelle nostre serate, le insceno in un contesto performativo, le incarno con il mio corpo, il mio vissuto le mie emozioni, le offro a chi condivide l’esperienza di Storie a domicilio?

Raccontare per me vuol dire proprio entrare nella foresta. Prendere il capo di un filo e scendere, come Arianna, portandomi sottopelle una storia, “tutta avvolta nel suo mantello di mille colori”. Lì sotto succederà qualcosa o almeno è ciò che spero. Non c’è niente di più perturbante, provvidenzialmente perturbante intendo, dell’essere colti di sorpresa, spiazzati, illuminati dal totalmente altro o dal totalmente prossimo, vicino, speculare. Andare incontro al Minotauro ha una sua ebbrezza, riconosciamolo. Si tratta di capire (non troppo razionalmente, per carità!) che cosa smuove il racconto innanzitutto dentro di noi, quali movimenti tellurici origina. Perché sì, raccontare una storia vuol dire riconnettersi inevitabilmente col profondo. E questa immersione può essere tutto fuorché indifferente.

Poi prendo tra le dita l’altro capo del filo e, senza perdere mai il contatto con quegli abissi, lentamente riemergo. Riemergo e, mentre racconto la storia, porgo il filo a chi, seduto in cerchio accanto a me, ha scelto per quella serata di prendersi il lusso di ascoltare. Se posso condividere una nota personale, raccontare storie nella dimensione molto intima che costituisce la cifra di Storie a domicilio, sottoposta agli sguardi ravvicinati di chi partecipa alla serata, senza lo spazio di decongestione del palcoscenico non è mai per me una situazione neutra. Al contrario, mi fa sentire molto esposta, fragile a volte, quasi invasa in uno spazio (psicologico oltre che fisico) che si avvicina all’intimità.

Quello che può offrire chi racconta, in fondo, è talmente piccolo e povero e irrisorio, sì…ma talmente prezioso: la verità della storia e dietro di essa, la propria. Se anche chi ascolta si trova nella stessa disposizione di apertura e condivisione può accadere il miracolo. Ricordo, tra le varie, la serata sul femminile: lì, nella dimensione circolare dell’unione e interconnessione, mi sono percepita, grazie alle storie che portavo e alle energie del gruppo, come una sorta di sciamana, donna-ponte, facilitatrice di energie primordiali e ancestrali dalle quali io per prima, la raccontatrice, mi sono sentita trascinata e portata via.

Non c’è una formula matematica. Ma, quando accade, si entra in uno stato di grazia: quello dell’incontro (autentico) tra persone, rese più vulnerabili, vere, autentiche da ciò che la storia ha attivato in noi. La storia salva, il cerchio salva, l’incontro salva. Ci riconciliano con noi stessi e con la nostra irrimediabile sensibilità, le nostre lacerazioni, il nostro forte sentire talvolta bollato come ‘sterile’. Torniamo confortati rispetto alla necessità di proseguire, nel nostro piccolo e con le nostre limitate forze, la lotta contro la bruttura, il caos disgregante e la perdita del senso. E alla fine, ci ritroviamo – semplicemente – un po’ più umani.

Laura

Add comment

STORIE A DOMICILIO/ Milano/ margherita@storieadomicilio.com /C.F. SNGMGH79L65D938N P.I. 09318850964 / PRIVACY / Created by Pensiero Visibile